Danilo Serafino si racconta
Venticinque anni di cantieri, progetti prestigiosi e nuove sfide imprenditoriali: Danilo Serafino (Amministratore Delegato di Milano Ingegneria e Presidente di MiRED) racconta il suo percorso professionale, la forza…

Venticinque anni di cantieri, progetti prestigiosi e nuove sfide imprenditoriali: Danilo Serafino (Amministratore Delegato di Milano Ingegneria e Presidente di MiRED) racconta il suo percorso professionale, la forza del lavoro di squadra e… la sua passione per la boxe thailandese.
«Ogni cantiere mi ha insegnato qualcosa»
Intervista a Danilo Serafino (Amministratore delegato di Milano Ingegneria e Presidente di MiRED): tra passione, esperienza e nuovi progetti imprenditoriali
Da oltre 25 anni, il cantiere è il suo ambiente naturale. Dopo una lunga esperienza nella direzione lavori e nella progettazione multidisciplinare, oggi Danilo Serafino è tra le colonne portanti di MiRED, il nuovo progetto imprenditoriale nato da una costola di Milano Ingegneria, con l’obiettivo di mettere le competenze al servizio dello sviluppo immobiliare. In questa intervista racconta il percorso, le sfide, le lezioni apprese e la visione con cui guarda al futuro.
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Dopo 25 anni di attività sul campo, cosa rappresenta oggi per te il cantiere?
Il cantiere è diventato il mio habitat naturale. In questi anni ho diretto e coordinato cantieri di ogni tipo: piccoli e grandi, semplici e complessi, sparsi in diversi territori e per clienti di ogni genere. Ogni progetto ha rappresentato una sfida e insieme un’occasione per crescere. Ho sempre dato tutto me stesso, con l’obiettivo di garantire il massimo della qualità, rispettare tempi e budget, e soprattutto mantenere sempre alti gli standard di sicurezza. È un mondo impegnativo, in cui si resiste solo se si è spinti da una grande passione. Un po’ come nella boxe thailandese, a cui mi dedico da anni: lì impari che ogni colpo richiede concentrazione, resistenza e capacità di rialzarsi. Sono lezioni che porto anche in cantiere, dove la sfida è quotidiana e la tenacia fa la differenza. Ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa: ho gestito situazioni complesse, commesso errori, affrontato ansie e stress, ma alla fine ho sempre centrato gli obiettivi, con soddisfazione mia e dei clienti.
Oltre al cantiere, ti occupi anche di progettazione. Come vivi oggi questa parte del lavoro?
La progettazione ha fatto parte da sempre della mia attività, anche se oggi sono meno operativo dal punto di vista esecutivo. Ultimamente il mio ruolo è soprattutto di supervisione e coordinamento: seguo il rapporto con la committenza, definisco le linee guida, faccio in modo che ogni progetto si sviluppi secondo criteri condivisi e ben strutturati, armonizzando le varie competenze in campo. È un lavoro meno tecnico ma altrettanto delicato, perché richiede visione e capacità di tenere insieme tecnologia, estetica, funzionalità e costi.
Quali sono stati i progetti o i clienti più significativi nel tuo percorso?
Ho avuto la fortuna di contribuire, attraverso collaborazioni e incarichi professionali, a progetti di grande prestigio legati a realtà come ENI, Snam, Enel, Leonardo, Generali. Ho potuto lavorare su opere straordinarie: dal Palazzo Ducale di Mantova alla Torre Generali a Milano, dal Centro Direzionale ENI di San Donato al Porto di Genova o alla Casa dei Panigarola nella centralissima Piazza dei Mercanti a Milano, fino a centrali elettriche, data center, raffinerie e depositi petroliferi. In molti casi si sono creati rapporti umani profondi, che vanno ben oltre la semplice collaborazione professionale.
Cosa significa oggi per te trasmettere questa esperienza alle nuove generazioni?
È una necessità che arriva naturalmente con l’esperienza e con la maturità. Oggi ho accanto una squadra straordinaria, a partire dal mio socio di sempre, Roberto Pezzenati (Presidente di Milano Ingegneria): uno dei massimi esperti in prevenzione incendi, con cui siamo sempre stati complementari per quanto riguarda competenze, attitudini e anche… umori. Poi ci sono i giovani: pieni di energia e competenze fresche, specialmente nel campo delle nuove tecnologie. Con loro si può dialogare alla pari. E ci sono i colleghi più esperti, con cui è sempre stimolante confrontarsi. Quando vedi crescere il team e puoi delegare in modo sereno, capisci di aver costruito qualcosa che va oltre te stesso.
Come è nata MiRED, il vostro nuovo progetto imprenditoriale?
MiRED – Milano Real Estate & Design nasce dal desiderio di mettere a frutto quanto abbiamo imparato, questa volta però al servizio… di noi stessi. È il nostro nuovo progetto, in cui diventiamo committenti dei nostri stessi cantieri. Continuiamo a fare ciò che sappiamo fare meglio: sviluppare progetti e realizzare opere di qualità, ma con una libertà e una responsabilità ancora maggiori. È una nuova sfida, ma anche una naturale evoluzione del percorso che abbiamo condiviso fino a oggi.
Se dovessi racchiudere in poche parole la sfida che ti aspetta nei prossimi anni, quali sarebbero?
Direi fiducia, innovazione e continuità. La fiducia perché è il punto di partenza di ogni progetto e di ogni relazione professionale; l’innovazione perché il nostro mestiere richiede risposte sempre nuove, capaci di coniugare tecnologia, sostenibilità e concretezza; la continuità perché solo radicandosi in un percorso solido e condiviso si possono affrontare le sfide del futuro. Per questo, il nostro impegno è far crescere Milano Ingegneria e MiRED come realtà capaci di rinnovarsi costantemente, senza mai perdere di vista l’esperienza costruita e i valori che ci guidano: solidità, collaborazione e responsabilità.
( a cura della redazione di Inedita)


